shook
Giudizi universali.
Valanga di parole date al vento and the wind as far back echoes of the mountains. Snow that melts on contact with the hands: hard water runoff in small drops.
sensations with closed eyes that make little color to black gradient.
Loss of control of the world around him, skin to skin, confusion to confusion.
Moments of eternity.
Up and down waves that glide with uncertainty and fear in the lands to be discovered.
Tremor.
Reluctantly the tide rose.
Monday, October 11, 2010
Monday, October 4, 2010
Dragon Ball Z Bulma Doujins
It 's time
sbam.
The door shut with violence.
I was upset, confused and not know for what reason I was sitting on a chair. My head ached, my mind was chiusa in un labirinto di una prigione instabile: in pochi secondi scorrevano infinità di immagini così velocemente che era impossibile riconoscerle. Cominciai a scuotermi seduto in quella sedia finché non caddi sdraiato su un fianco. Il mio respiro era affaticato e aprivo bene la bocca per recuperare tutto l’ossigeno che in quel momento mi era mancato, mentre il mio cuore batteva la testa su e giù per la gola. Piano piano ritrovai i sensi, avevo le mani legate e da terra cominciai a guardarmi attorno: totalmente bianco, una luce doveva provenire da una grande finestra. Quel pavimento, quelle pareti sembravano così dannatamente bianche che sembravano non avere profondità.
-Sto impazzendo- dissi tra me e me.
-Non stai crazy-In that moment I heard a female voice and a step stool with his back leaning against the nearest wall.
I turned the corner on my right looking from the bottom and saw his feet. She was barefoot, her small feet were left there on the ground, and seemed to hide as if ashamed. At that moment my body as taken from his own life had become independent. The muscles were tight, the veins swelled, the cold sweat ran from the temples to fall to the ground from his chin and his heart throbbed on any part of the body. I did not understand anything, my lucidity was smashing. I plucked up my courage and I bit my lip so hard that I began to taste my own blood.
Piano e senza fretta osai alzare poco a poco lo sguardo. Lei era seduta su una sedia a ginocchia unite, aveva una posizione statica e vidi l’orlo del suo vestito di blu spento, quasi grigio direi. Sopra le gambe vidi le sue mani, anche quelle fermissime ed erano poste una sopra l’altra che tenevano strette delle chiavi: dedotti che erano per le mie manette.
Volevo dirle qualcosa in quel momento, ma ero come paralizzato. I suoni non facevano parte di quel mondo. Così, come destinato alla fine, presi un respiro profondo e alzai ancora un poco lo sguardo fino a riuscire a vedere il suo corpo esile e leggero. Vedevo che sulle sue spalle cadevano lunghi capelli scuri, quindi il suo collo e poi la sua bocca.
L’espressione della sua bocca era indescrivibile.
Sorrideva, ma non sorrideva. Ti raggelava il sangue, ti pietrificava completamente. Era un sorriso dolce, ma crudele e spietato. La sola vista ti feriva del tutto. Le mie stesse viscera si stavano annodando in un passivo rifiuto di quella presenza.
Tutto ciò era talmente paradossale che non potevo più credere a tutta quell’assurdità, quando sentii nella mia testa la sua voce dirmi -E’ ora.-
Il suo sorriso accentuò l’espressività, la sua sfida e la sua crudele dolcezza.
Io deglutii.
La guardai negli occhi.
The door shut with violence.
I was upset, confused and not know for what reason I was sitting on a chair. My head ached, my mind was chiusa in un labirinto di una prigione instabile: in pochi secondi scorrevano infinità di immagini così velocemente che era impossibile riconoscerle. Cominciai a scuotermi seduto in quella sedia finché non caddi sdraiato su un fianco. Il mio respiro era affaticato e aprivo bene la bocca per recuperare tutto l’ossigeno che in quel momento mi era mancato, mentre il mio cuore batteva la testa su e giù per la gola. Piano piano ritrovai i sensi, avevo le mani legate e da terra cominciai a guardarmi attorno: totalmente bianco, una luce doveva provenire da una grande finestra. Quel pavimento, quelle pareti sembravano così dannatamente bianche che sembravano non avere profondità.
-Sto impazzendo- dissi tra me e me.
-Non stai crazy-In that moment I heard a female voice and a step stool with his back leaning against the nearest wall.
I turned the corner on my right looking from the bottom and saw his feet. She was barefoot, her small feet were left there on the ground, and seemed to hide as if ashamed. At that moment my body as taken from his own life had become independent. The muscles were tight, the veins swelled, the cold sweat ran from the temples to fall to the ground from his chin and his heart throbbed on any part of the body. I did not understand anything, my lucidity was smashing. I plucked up my courage and I bit my lip so hard that I began to taste my own blood.
Piano e senza fretta osai alzare poco a poco lo sguardo. Lei era seduta su una sedia a ginocchia unite, aveva una posizione statica e vidi l’orlo del suo vestito di blu spento, quasi grigio direi. Sopra le gambe vidi le sue mani, anche quelle fermissime ed erano poste una sopra l’altra che tenevano strette delle chiavi: dedotti che erano per le mie manette.
Volevo dirle qualcosa in quel momento, ma ero come paralizzato. I suoni non facevano parte di quel mondo. Così, come destinato alla fine, presi un respiro profondo e alzai ancora un poco lo sguardo fino a riuscire a vedere il suo corpo esile e leggero. Vedevo che sulle sue spalle cadevano lunghi capelli scuri, quindi il suo collo e poi la sua bocca.
L’espressione della sua bocca era indescrivibile.
Sorrideva, ma non sorrideva. Ti raggelava il sangue, ti pietrificava completamente. Era un sorriso dolce, ma crudele e spietato. La sola vista ti feriva del tutto. Le mie stesse viscera si stavano annodando in un passivo rifiuto di quella presenza.
Tutto ciò era talmente paradossale che non potevo più credere a tutta quell’assurdità, quando sentii nella mia testa la sua voce dirmi -E’ ora.-
Il suo sorriso accentuò l’espressività, la sua sfida e la sua crudele dolcezza.
Io deglutii.
La guardai negli occhi.
Friday, October 1, 2010
B Day Decorations In Hostel
Turn the handle Solvents
Eccola, entrava. Quasi a punta di piedi, il suo passo era silenzioso e cauto. Era stranamente buio in quella stanza e l’aria era acuta e gelata, sapeva d’autunno. Lei, si notava subito, aveva modi gentili poiché si notava da come si era piano piano insinuata senza rumore in mezzo alla camera e aveva posato delicatamente i suoi pennelli. Cominciò a guardarsi attorno, non vedeva granché, intravedeva un letto disfatto con le lenzuola a terra, particolari mobili impolverati in legno e strani quadri sulle pareti che rappresentavano strane storie, tutto ciò illuminato dalla tenue finestra che permetteva a uno spiraglio di luce di dare un tenue alone di blu. Con lo stesso dolce muoversi, senza essere invadete, la ragazza si avvicinò la finestra e con un piccolo cigolio volle riconsegnare tutto ciò al sole.
Fu luce.
Si voltò e le comparve una strana camera, con il sopracciglio alzato cominciò a curiosare in giro un po’ perplessa dallo strato di polvere e un po’ incuriosita dagli strani oggetti. Cominciò a soffiare. Ogni cosa prendesse in mano, dalle migliaia di pagine strappate sparse qua e là che riprendevano biancore, a quelle due scrivanie e mobiletti, lei ci soffiava sopra così venivano liberate dalle lenzuola di polvere che cominciarono a fluttuare. Lei ogni volta starnutiva, si stropicciava il naso e cominciava a ripulire tutto. Ogni quadro, ogni lettere, ogni strano ornamento di quella stanza lei puliva, starnutiva e cominciava a osservarla bewildered, fascinated as an object of study. Swipe your finger on the layer of dust and if you look at the rubbing finger and thumb to give that time to the wind.
The room was white.
But finally clean. He had resided in the middle, even this time we had just lying down and closed his eyes and began to listen to the room. He felt that it was particular, it was just something in common. Arranged in order, even the bed and sat on it. It was soft, although the cushion seemed cold, almost wet. Then make eye contact with his brushes on the floor: the room was now a bit 'her.
beginning to color.
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